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Troppo reale o troppo falso? Influencer di Instagram nel “vincolo di autenticità”

I rischi e le opportunità delle nuove professioni legate ai social media

Guidati dalle logiche di attenzione e reputazione dell'economia dei social media, gli utenti di Internet sono stimolati a perseguire marcatori di visibilità sotto forma di “Mi piace”, “Preferiti”, commenti e Retweet.

A prima vista maggiore è la visibilità, meglio é. Si costruiscono nuove carriere, vengono create reti sociali e abbondano opportunità di status e successo professionale (Abidin, 2016). Tuttavia i risultati non sono sempre positivi.

In alcuni casi infatti comunicare in pubblico può essere potenzialmente rischioso e attirare odio, critiche e persino molestie, soprattutto se associate a tematiche di identità di genere, sessualità, etnia, età e classe sociale.

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I rischi della visibilità online

Secondo un sondaggio statunitense pubblicato dal Pew Research Center, circa un quarto degli afroamericani e uno su 10 ispanici sono stati oggetto di molestie etniche, rispetto al solo 3% dei bianchi (Duggan, 2017).

Lo studio ha anche scoperto che le donne hanno quasi il doppio delle probabilità rispetto agli uomini di subire molestie di genere.

Per questo sia la ricerca accademica che l’opinione pubblica hanno focalizzato l’attenzione sui rischi della visibilità online per le donne che occupano determinati settori professionali come le giornaliste, le leader politiche e le attiviste, le imprenditrici e le accademiche.

Un rapporto del 2018 di Amnesty International basato su dati provenienti da un campione di oltre 700 donne giornaliste e politiche negli Stati Uniti e nel Regno Unito ha rivelato l'entità della misoginia su una piattaforma particolare: Twitter.

I risultati hanno mostrato che il 7,1% dei tweet rivolto a figure pubbliche femminili era "abusivo o problematico" e che "le donne di colore avevano l'84% di probabilità in più di essere bersaglio di tweet di abusi rispetto alle donne bianche" (Dreyfuss, 2018).

Come ha riassunto il consulente senior per la ricerca tattica di Amnesty International:

"Abbiamo i dati per sostenere ciò che le donne ci hanno detto da tempo: Twitter è un luogo in cui il razzismo, la misoginia e l'omofobia sono autorizzati a prosperare sostanzialmente senza controllo".

I professionisti con carriere sostenute dai social media come i vlogger, i blogger e gli instagrammer di YouTube sono portatori di quello che viene chiamato "mandato di visibilità". Insomma, é come se il loro status implicasse l'impegno di "mettersi in gioco" in misura maggiore.

In effetti, il successo della loro carriera dipende direttamente dalle metriche basate sui dati (ad es. Mi piace, follower e commenti), sebbene tale visibilità li renda suscettibili ai rischi dettati dall'opinione pubblica (Nakamura, 2015).

I risultati degli studi sulle influencers di Instagram

La ricerca di Duffy&Hund (2019) esplora come gli aspiranti e creatori di contenuti professionali di Instagram, noti come influencer e composti in modo schiacciante da donne, soddisfino le esigenze della visibilità digitale.

Tra le modalità di raccolta sono state analizzate le interviste approfondite di 25 Instagrammer di moda, bellezza e lifestyle per mostrare come le loro attività online siano sistematicamente strutturate in previsione di feedback critici.

In particolare si è scoperto che gli intervistati hanno mostrato preoccupazione nel mostrarsi come “non abbastanza reali” o al contrario come “troppo reali”. Pooley (2010) ha definito questo meccanismo come “vincolo di autenticità”, una particolare condizione psicologica che mira a conciliare l’autopromozione e la differenziazione espressiva sui social media.

Si vuole dimostrare quindi come le attività delle categorie più a rischio di discriminazione e critiche vengano strutturate secondo alcuni livelli di criticità e vulnerabilità.

Il rischio di odio in rete per le donne e gli appartenenti a comunità emarginate ha un impatto psicologico molto più profondo. 

Le donne segnalano infatti un grado di angoscia più alto in risposta alle molestie, un segnale indicativo secondo il quale “le loro esperienze sono particolarmente insidiose e probabilmente qualitativamente diverse rispetto a quelle degli uomini" (Fox, Cruz, & Lee, 2015). Questo rischio porta le utenti ad un maggior grado di riluttanza nel pubblicare determinati tipi di contenuti, facendosi influenzare dalla possibile risposta del pubblico.

Le donne dello studio di Duffy&Hund (2019) erano quindi particolarmente autoriflessive sulle interazioni sociali, spesso espresse attraverso odio e disprezzo.

Il problema degli haters

La professoressa Brooke Erin Duffy (coautrice dello studio sopra descritto) ha affermato: 

"Le persone sono costrette ad essere autentiche e reali, ma in modi definiti e limitanti. Se sono troppo reali, se mostrano troppo dei loro pensieri interiori o esprimono troppo, temono le critiche. Ma se non sono abbastanza reali, se sono altamente curati e molto performanti, o idealizzati e troppo motivazionali, temono il contraccolpo. Quindi, una donna sui social media, specialmente con un grande seguito, non può vincere ".

Secondo la professoressa Duffy su Instagram esistono pochi controlli e restrizioni, lasciando le vittime di molestie particolarmente indifese. Il suo scopo è quello di richiamare l'attenzione sulla mancanza di tutela per le donne le cui sfide professionali sono spesso accompagnate da sdegno e scetticismo da parte del pubblico. 

In conclusione è importante considerare attentamente quale sia la posta in gioco in un ambiente dove visibilità e vulnerabilità sono interconnesse. La preoccupazione è che proprio avere degli haters sui social possa diventare un indicatore di successo professionale e questo non è auspicabile.

I dati degli studi riportati sopra indicano come la critica non sia solo un inevitabile effetto collaterale delle nuove forme di espressione. Veicolano infatti delle forme di discriminazione più subdole che fanno parte di un sistema di disuguaglianza più ampio e che va sondato per poter prevenire i rischi della visibilità sui social media.

Il tema è stato approfondito anche nel nostro corso ECM FAD "Sicuramente connessi: affrontare il cyberbullismo, la dipendenza tecnologica e i pericoli della rete", un viaggio alla scoperta degli effetti che la tecnologia ha sul benessere emotivo e psicologico delle nuove generazioni e degli strumenti a servizio delle professioni sanitarie per fronteggiare i rischi delle nuove realtà virtuali. 

 

Leggi anche: 

Ebook Ecm "Sicuramente connessi: affrontare il cyberbullismo, la dipendenza tecnologica e i pericoli della rete" 

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Fonti:

Cornell University, Too real, or too fake? Female Instagram influencers in 'authenticity bind', October 30, 2019, in https://www.sciencedaily.com/releases/2019/10/191030151452.htm

Duffy B.E., Hund E.. Gendered Visibility on Social Media: Navigating Instagram’s Authenticity Bind. International Journal of Communication, 2019

Dreyfuss, E. (2018, December 18). Twitter is indeed toxic for women, Amnesty Report says. Wired. Retrieved from https://www.wired.com/story/amnesty-report-twitter-abuse-women/

Nakamura, L. (2015). Afterword: Blaming, shaming, and the feminization of social media. In R Dubrofsky & S. A. Magnet (Eds.), Feminist surveillance studies (pp. 221–228). Durham, NC: Duke University Press.

Inserita il 09/12/2019

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