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Le tecnologie digitali ostacolano le relazioni umane tra medico e paziente?

Recentemente sul New York Times e' stato pubblicato un articolo firmato da Katie Hafner, intitolato Redefining Medicine with Apps and iPads (in inglese), che affrontava il tema del divario generazionale tra i medici americani. Da un lato sono schierati i giovani medici che si trovano a loro agio utilizzando app per la diagnostica, ma dall'altro ci sono i medici più anziani, preoccupati che i fondamenti della pratica medica vengano dimenticati.



Secondo Heather Logghe, medico e blogger su Allies for Health, questa contrapposizione e' legata alla domanda del titolo Le tecnologie digitali precludono le relazioni umane?. La dott.sa Logghe formula la domanda nel blog Kevin MD e prova a trarne almeno alcune considerazioni, se non delle vere e proprie risposte, partendo dal suo punto di vista, ovvero quello di un giovane medico specializzato, che sfrutta la tecnologia, ma non teme di perdere alcune opportunità nelle relazioni con i pazienti.

Durante la Scuola di Medicina alla Logghe sono state impartite diverse lezioni, che lei definisce "enfatiche", sull'importanza dell'esame obiettivo, ma era sospettosa riguardo all'iter da seguire, per esempio, quando un paziente apparentemente sano accusava un "calo dei riflessi". Lei desiderava poter eseguire rapidamente dei test più accurati e qualche volta ha sollevato queste perplessità, ma la risposta che le veniva data si soffermava sul fatto che ogni dubbio sull'esame obiettivo tradizionale coincideva con la blasfemia.


La Logghe racconta di aver provato a credere ciecamente a questa posizione fino a quando, durante il suo terzo anno alla Scuola di Medicina, un paziente ha iniziato ad accusare alcuni piccoli sintomi a cui nessuno badava, poiché venivano considerati dettagli di poco conto e quindi una perdita di tempo. Tentando di mantenere intatta la sua fiducia nell'esame obiettivo, la studentessa ha presentato il caso in un articolo scientifico, ma aveva la sensazione che si trattasse soprattutto di un esercizio intellettuale più che di un reale aiuto alla cura del paziente.


Quando iniziò la specializzazione era molto preoccupata del poco tempo trascorso con ogni paziente. Conoscendo i limiti del tempo a disposizione non capiva perché fosse necessario perderne ad auscultare il cuore piuttosto che fare un ecocardiogramma o una radiografia del torace.


Ma questo significa che non stava dando alcuna importanza alla relazione umana? Rassicura che non é cosi', poiché non ha mai sentito il bisogno dell'esame obiettivo per toccare i pazienti. Inoltre isparmiando tempo con i test ne rimaneva a sufficienza per parlare delle loro paure e dei loro desideri.


La Logghe non sostiene che l'esame obiettivo sia obsoleto, ma non e' nemmeno indispensabile per la diagnosi e il trattamento dei pazienti. Considera importante continuare a insegnare queste competenze, ma viste le innovazioni tecnologiche di questi ultimi anni suggerisce di soffermarsi su altri aspetti della relazione e di lasciare che la diagnosi strumentale permetta di risparmiare del tempo.


In un articolo intitolato A Touch of Sense (in inglese), il Dr. Abraham Verghese sottolinea l'importanza dell'esame obiettivo dichiarando "Sarò sempre con te, ti osserverò passare attraverso questo momento, non ti abbandonerò, sono con te fino alla fine". La Logghe risponde: "Chiamatemi pazza, ma io spero che il tempo risparmiato grazie alla tecnologia digitale e la mia mano posata sulla spalla del paziente, guardandolo negli occhi, portino a condividere lo stesso messaggio. La tecnologia non può sostituire il privilegio di una relazione umana".

Inserita il 30/11/2012
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