Intervista al Dott. Filippo Fassio: allergie e intolleranze alimentari tra rigore diagnostico ed evidence based medicine
L’aumento delle reazioni avverse agli alimenti e la diffusione di test privi di validazione impongono una diagnosi integrata tra dati di laboratorio, storia clinica e aggiornamento professionale continuo
L’incremento esponenziale delle reazioni avverse agli alimenti e la crescente complessità delle patologie allergiche richiedono, oggi più che mai, un approccio clinico che non lasci spazio all'approssimazione. In un settore spesso influenzato da tendenze mediatiche e test privi di validazione, la distinzione tra allergia e intolleranza non è solo una questione terminologica, ma un passaggio fondamentale per la sicurezza e la salute del paziente.
In questa intervista approfondiamo questi temi con il Dott. Filippo Fassio, Medico Chirurgo specialista in Allergologia e Immunologia Clinica e autore di riferimento per i nostri percorsi formativi ECM.
Il Dott. Fassio, autore dell'ebook ECM Allergie e Intolleranze Alimentari: un approccio evidence based, è una voce autorevole nel campo dello studio delle interazioni tra sistema immunitario e ambiente, e si distingue per un impegno costante nella divulgazione basata sull'evidenza scientifica (Evidence-Based Medicine).
Attraverso il suo contributo, analizzeremo i fattori che guidano l’attuale evoluzione epidemiologica e le criticità di un sistema diagnostico che necessita di una sintesi accurata tra dati di laboratorio e storia clinica. Il Dott. Fassio affronta inoltre il tema dell’innovazione, valutando con precisione i vantaggi e i limiti della telemedicina e l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella pratica medica quotidiana.
Quella che segue è una riflessione dedicata ai professionisti sanitari che intendono consolidare il proprio metodo di lavoro attraverso un aggiornamento rigoroso. Una lettura essenziale per chi cerca strumenti concreti per gestire la complessità clinica e per comprendere come la tecnologia possa supportare, senza mai sostituire, il giudizio professionale del medico.
Una persona su tre soffre di allergie: il ruolo della divulgazione accanto alla clinica
Il suo percorso professionale nasce dalla medicina e si sviluppa poi nella specializzazione in allergologia. Come si è avvicinato a questa disciplina e cosa l’ha convinta a farne il suo ambito principale di lavoro?
Il mio percorso professionale nasce dopo la laurea in Medicina e Chirurgia con la specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica. Questa è una disciplina che mi ha sempre appassionato e incuriosito. In particolare, l'allergologia si basa sull'identificazione e sullo studio dell'interazione tra il sistema immunitario e l'ambiente circostante con i suoi allergeni. È proprio questa caratteristica — lo studio di come il nostro sistema immunitario si interfaccia con ciò che ci circonda — che mi ha convinto a farne il mio ambito principale di lavoro.
Accanto all’attività clinica, lei si occupa anche di divulgazione scientifica. Quando ha sentito l’esigenza di parlare di allergologia a un pubblico più ampio rispetto a quello strettamente specialistico?
Nel corso degli anni, oltre all'attività clinica in ambulatorio, mi sono occupato sempre più di informazione verso i pazienti e di divulgazione attraverso corsi e congressi, inclusi i corsi FAD. Ritengo che sia fondamentale affiancare alla clinica la diffusione di conoscenze di base, sia verso la popolazione generale — considerando che oggi circa una persona su tre soffre di allergie — sia verso i professionisti di discipline affini.
Il sistema immunitario è un "organo diffuso" che interagisce con molte specialità: la nutrizione, la gastroenterologia, la pneumologia, l’otorinolaringoiatria e la cardiologia (si pensi alle reazioni anafilattiche). C'è un grande bisogno di chiarezza, specialmente per risolvere dilemmi terminologici comuni (come la differenza tra allergia e intolleranza) e per condividere un approccio corretto che porti all'obiettivo comune: il miglioramento della salute e della qualità di vita del paziente.
Allergie e intolleranze alimentari sono oggi al centro del dibattito sanitario e mediatico. Dal suo punto di vista, perché questo tema è diventato così rilevante negli ultimi anni?
Il cibo è un elemento centrale nelle nostre vite ed è uno degli argomenti più dibattuti anche sui social. Per il nostro cervello è quasi automatico correlare una reazione improvvisa — che sia cutanea, gastrointestinale o respiratoria — con l'ultimo alimento mangiato. Tuttavia, una correlazione temporale non è necessariamente una relazione causale. Poiché consumiamo vari pasti al giorno, è probabile che qualsiasi disturbo si verifichi dopo aver mangiato qualcosa, ma questo non significa che la colpa sia dell'alimento. Da qui nasce la confusione tra allergia e intolleranza, termini che spesso vengono usati come sinonimi ma che indicano realtà diverse.
In ambito clinico si assiste spesso a confusione tra allergie e intolleranze alimentari. Quanto pesa questa ambiguità sulla qualità delle diagnosi e sulla gestione dei pazienti?
Pesa moltissimo, perché le conseguenze sono diverse. L'allergia coinvolge il sistema immunitario ed è potenzialmente pericolosa (può portare allo shock anafilattico).
L'intolleranza non coinvolge il sistema immunitario e non è pericolosa per la vita, anche se può essere molto fastidiosa e impattare sulla qualità della vita.
Confonderle porta a due rischi: da un lato, l'esclusione inappropriata di alimenti che peggiora inutilmente la qualità di vita del paziente; dall'altro, in caso di allergia reale, una mancata esclusione che espone il paziente a rischi gravi. Per questo sono convinto che sia fondamentale fare chiarezza terminologica per impostare il corretto percorso diagnostico.
I dati epidemiologici mostrano un aumento delle reazioni avverse agli alimenti, con un impatto crescente sui sistemi sanitari. Quali fattori ritiene abbiano inciso maggiormente su questa evoluzione?
I dati degli ultimi 20-30 anni confermano un aumento delle allergie, soprattutto nei paesi occidentali. Questo è dovuto in parte al miglioramento delle potenzialità diagnostiche (malattie che prima erano sottodiagnosticate), ma esiste anche un reale trend di crescita legato allo stile di vita.
Uno dei fattori più importanti è la cosiddetta "ipotesi igienica": nei paesi più ricchi viviamo in ambienti molto puliti e disinfettati, con minor ricircolo di malattie infettive e un maggior uso di antibiotici. Il sistema immunitario, specialmente nelle prime fasi di vita, riceve un "addestramento" incompleto. Di conseguenza, può iniziare a riconoscere come bersagli sostanze innocue che dovrebbe invece tollerare, come i pollini o gli alimenti, scatenando la reazione allergica.
Lei promuove un approccio evidence based allo studio delle reazioni avverse agli alimenti. Quali sono oggi i principali rischi legati all’uso di test diagnostici privi di validazione scientifica?
Il rischio principale è il disorientamento diagnostico. Spesso le persone si affidano a figure non professionali o a test privi di validità scientifica. In allergologia non esistono test che diano una risposta "bianco o nero" a prescindere dalla valutazione clinica. Bisogna sempre correlare il dato del laboratorio con la storia clinica del paziente (tipo di manifestazioni, tempistiche, ripetibilità).
Esistono falsi positivi e falsi negativi: un test positivo senza una storia clinica compatibile può essere fuorviante. Seguire un approccio rigoroso è l'unico modo per decidere correttamente nell'incertezza, come cerchiamo di spiegare anche nell'eBook ECM dedicato proprio a fornire strumenti per una diagnosi corretta.
Un altro tema centrale del suo lavoro riguarda la telemedicina. In che modo può essere integrata efficacemente nella pratica allergologica senza compromettere la qualità dell’assistenza?
La telemedicina è una grande opportunità in un mondo che va di corsa. È utile per i pazienti che hanno difficoltà logistiche o di tempo, e soprattutto per le "second opinion": permette di consultare uno specialista distante centinaia di chilometri che ha un'esperienza specifica su un problema di nicchia. Per essere efficace, deve però rispettare le normative vigenti e richiede un approccio comunicativo diverso da parte del medico, che deve essere consapevole che le "regole dell'interazione" cambiano rispetto alla visita in presenza.
Dal punto di vista del medico, quali sono i vantaggi concreti della telemedicina nella gestione dei pazienti con allergie e intolleranze alimentari, e quali invece i limiti da considerare?
Il vantaggio principale è l'accessibilità e la facilitazione del consulto a distanza. I limiti sono però strutturali: non si può fare un esame fisico completo (palpazione, percussione, ascoltazione), ma solo un'ispezione visiva. Il rischio è che il medico tragga conclusioni errate avendo solo una parte delle informazioni.
Per questo, il professionista ha l'obbligo normativo e deontologico di porre dei limiti: se la situazione non è chiara o non è esplorabile a distanza, deve invitare il paziente a una visita dal vivo. Inoltre, ci sono limiti tecnologici (connessioni instabili) e umani (pazienti con poca dimestichezza digitale o che faticano a riferire la storia clinica senza il contatto diretto).
Guardando al futuro della professione medica e, in particolare, dell’allergologia, quali cambiamenti ritiene più significativi nei prossimi anni, tra innovazione tecnologica e nuovi bisogni dei pazienti?
Viviamo un'era di grande cambiamento, guidata soprattutto dall'Intelligenza Artificiale. La vedo come un'opportunità straordinaria, non per sostituire il medico, ma come strumento per velocizzare compiti ripetitivi o approfondire tematiche complesse dove l'elaborazione dei dati è più efficace della mente umana.
Tuttavia, c'è un rischio: l'AI può commettere errori e presentarli come verità assolute. Il professionista deve mantenere il controllo del percorso. Inoltre, i pazienti usano già questi strumenti per la propria salute; noi medici dobbiamo essere pronti a guidarli verso un uso critico e consapevole, evitando che diagnosi "fai-da-te" generate dall'AI mettano a rischio la loro sicurezza.
In chiusura, quale consiglio sente di dare ai lettori degli eBook ECM, in particolare ai professionisti sanitari che vogliono mantenere un approccio rigoroso, aggiornato e scientificamente fondato nella loro pratica quotidiana?
Il mio consiglio ai lettori di ebookecm.it è di mantenere un aggiornamento professionale costante, che è sia un dovere normativo sia una necessità individuale. Credo che il formato eBook sia particolarmente utile per l'approfondimento professionale: a differenza del video o del podcast, che hanno ritmi dettati dallo strumento, il testo permette di focalizzarsi sui concetti con i propri tempi.
È una risorsa preziosa che permette di tornare successivamente a rinfrescare le conoscenze e rinnovare quei concetti necessari per la pratica quotidiana. Grazie a tutti per l'attenzione, un caro saluto ai lettori, ai quali auguro buono studio.
Metodo, competenza e aggiornamento: le basi della medicina che tutela davvero il paziente
L’analisi puntuale offerta dal Dott. Fassio evidenzia una realtà ineludibile: la medicina moderna, pur beneficiando di innovazioni tecnologiche straordinarie, non può prescindere dal rigore del metodo e dalla capacità critica del professionista. In un contesto in cui il paziente è spesso esposto a informazioni frammentarie o test diagnostici privi di fondamento scientifico, la responsabilità di chi opera nel settore sanitario è quella di porsi come un interlocutore solido, aggiornato e capace di distinguere i fatti dalle opinioni.
Proprio per tutte queste ragioni, i corsi ECM in modalità FAD rappresentano molto più di un semplice adempimento normativo. Essi costituiscono uno spazio di approfondimento indispensabile per trasformare la teoria in pratica clinica sicura.
La scelta del formato eBook, come sottolineato dallo stesso Dott. Fassio, si rivela particolarmente efficace per chi desidera uno studio analitico: a differenza dei contenuti multimediali rapidi, il testo scritto permette una riflessione profonda e una sedimentazione dei concetti che è alla base di ogni diagnosi accurata.
Approfondire le tematiche legate alle reazioni avverse agli alimenti o alle nuove frontiere della telemedicina attraverso percorsi strutturati permette al professionista di gestire la complessità con maggiore sicurezza. L’aggiornamento costante diventa quindi la risorsa principale per elevare lo standard della propria attività quotidiana, garantendo al paziente non solo una cura, ma un percorso assistenziale fondato sulle più recenti ed autorevoli evidenze scientifiche.
Ringraziamo il dottor Fassio per la conversazione così utile, ricca di spunti preziosi e vi diamo appuntamento alla nostra prossima intervista.
Ma, prima di lasciarvi, vi invitiamo a consultare i nostri titoli per proseguire questo percorso di crescita e per mantenere quella competenza tecnica che è il vero valore aggiunto della professione, specialmente in un'epoca così densa di cambiamenti.