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Paziente timido o intimidito

Farmacologi: domanda sul corso
La comunicazione strategica nelle professioni sanitarie del 25/12/2013

Ci sono degli accorgimenti particolari da utilizzare con pazienti timidi o intimiditi (per esempio stranieri che conoscono male la lingua o altri medici) ?
domanda posta il 25/12/2013 da Medico chirurgo, Farmacologia e tossicologia clinica - Brescia (BS)

Davanti ad un paziente timido o intimidito è utile mostrarsi rassicuranti (non autoritari) ed accompagnare gradatamente il paziente ad acquisire confidenza, coraggio, responsabilità. Per guidare l'interlocutore timido o intimidito è utile innanzitutto metterlo a proprio agio presentandosi e mostrandosi piuttosto sicuri di sè nell'illustrare l'iter del colloquio, l'iter diagnostico, l'iter terapeutico. Questa modalità deve man mano lasciare spazio al paziente attraverso delle domande aperte che consentano l'emersione delle suo opinioni e dei suoi liberi commenti (ad es. quali dubbi ha in proposito? cosa vorrebbe sapere in più? come si è traovato nelle precedenti esperienze? cosa potrei fare per mettarle a suo agio?), per poi arrivare a domande sempre più precise. Molto importante inoltre è l'utilizzo di parole forti (linguiggio proattivo, affermativo) e della ricapitolazione. Importantissimo infine utilizzare la tecnica del Rapport, poichè il paziente timido o intimidito rischia di avere una posizione passiva che lo "chiude" di fronte al professionista troppo energico o autoritario. Rispecchiare i silenzi e le pause, nonchè l'atteggiamento sono passi importantissimi prima di guidare il paziente ad aprirsi, condividendo le proprie paure ed acquisendo sempre più sicurezza (e auto-responsabilizzazione). La "trappola" relazionale più pericolosa che inconsapevolmente il paziente timido o intimidito tende al professionista è infatti l'accondiscendenza (più o meno reale) e lo spostamento di tutte le responsabilità all'esterno (posizione passiva). Per questo è fodamentale per il professionista non cedere alla lusinga di "tenere il controllo" e di "esercitare potere" nella relazione, ma al contrario cedere controllo e potere al paziente, aiutandolo a schiudersi per ottenere un'efficace compliance. Resto a dispiosizione e la ringrazio per l'interessante domanda.
di Carlo Duò

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